LE ORIGINI

Solferino, pianura Padana, a due passi dalle rive del Lago di Garda. Chiunque si trovi a capitare da queste parti ha quasi la sensazione di trovarsi in uno spazio senza tempo, dove passato e presente si confondono, dove i decenni che dividono dagli avvenimenti della storia si riducono ad una mera convenzione e si ha l’impressione di poter vedere ancora combattere i soldati o di sentire i boati dei cannoni e le grida dei feriti.

Tutto è iniziato qui, oltre 150 anni fa. Tra questi campi il 24 giugno del 1859 si è svolta una delle battaglie più cruente della storia dell’indipendenza italiana, che ha visto contrapporsi esercito franco-sardo ed esercito austriaco. E qui, ogni anno, ha luogo uno straordinario rito collettivo: la fiaccolata commemorativa di quegli avvenimenti storici.

Gli eventi di Solferino sono raccontati in decine di libri, ma è un testo in particolare ad avere descritto la durezza e la crudeltà di quella battaglia: "Un souvenir de Solferino", scritto dall’uomo d'affari ginevrino Henry Dunant, la cui sensibilità fu colpita in modo indelebile dalla condizione dei feriti abbandonati sul campo di battaglia e dall'altissimo numero delle vittime. "ll sole del 25 illuminò uno dei più orrendi spettacoli che si possano immaginare – scrive Dunant - Il campo di battaglia è coperto dappertutto di cadaveri e di carogne; le strade, i fossati, i dirupi, le macchie, i prati sono disseminati di corpi senza vita e gli accessi di Solferino ne sono letteralmente punteggiati". L'atrocità dello spettacolo a cui si trova ad assistere e il suo spirito d'iniziativa spingono Dunant a reagire a tutto quell'orrore, organizzando dei soccorsi improvvisati, anche grazie all'aiuto degli abitanti dei luoghi, che pur atterriti dalla paura non esitano ad aprire le loro case per accogliere i soldati bisognosi di cure: "benché ogni casa fosse diventata un’infermeria ed ogni famiglia avesse abbastanza da fare per curare gli ufficiali ospitati – racconta Dunant - ero riuscito a riunire un certo numero di donne del popolo che fanno il loro meglio per assecondare l’opera di soccorso in favore dei feriti".

Dunant – certamente a ragione - è da tutti considerato il padre della Croce Rossa. Perché il nucleo originario dell'idea che porterà alla nascita del Movimento, è nato proprio in quei giorni, in quelle ore di aiuti concitati, spontanei e non organizzati, aiuti rivolti a tutti, senza distinzione alcuna di nazionalità: "le donne di Castiglione, vedendo che non faccio alcuna distinzione di nazionalità, seguono il mio esempio dimostrando la stessa benevolenza a tutti quegli uomini di origine così diversa e che sono per esse tutti parimenti stranieri. 'Tutti fratelli', ripetevano commosse".

Ed è sempre in quei momenti che lo stesso Dunant si rende conto che i soccorsi, per essere davvero efficaci, non possono essere lasciati all'improvvisazione e alla disponibilità individuale, ma devono necessariamente essere organizzati: "mancavano le necessarie nozioni e la pratica alla maggior parte di coloro che potevano offrire soltanto la loro individuale abnegazione, purtroppo insufficiente e molto spesso sterile"; "invece infermieri volontari, bene scelti e capaci, inviati da apposite associazioni ed aventi la sanzione e l'approvazione delle autorità, avrebbero superato agevolmente ogni difficoltà ed operato indubbiamente con più efficacia". Eccola qui, quindi l'intuizione. Creare, all'interno di ciascuno Stato, una società di soccorso "con carattere permanente, il cui scopo fosse quello di provvedere alla cura dei feriti, in tempo di guerra, per mezzo di volontari solerti, disinteressati e ben qualificati per tale compito". Quest'intuizione diventa per Dunant una vera e propria ossessione, che presto trasforma in una "supplica da rivolgere agli uomini d’ogni paese e di ogni condizione, ai potenti del mondo come ai più modesti artigiani, giacché tutti possono, in un modo o nell'altro, ognuno nella propria sfera e in proporzione alle forze disponibili, concorrere in qualche misura alla nobile iniziativa".

Dunant teorizza, dunque, nel "Souvenir" il progetto di "organizzare un servizio volontario" di soccorso, progetto in verità non del tutto nuovo, se si pensa che già durante i moti di Messina del 1848 il medico Ferdinando Palasciano aveva deciso di contravvenire all'ordine di non curare i ribelli e si era fatto portavoce dell'idea che le potenze belligeranti "nella dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il principio della neutralità dei combattenti feriti e adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario".

Ecco quindi che Dunant, forte del successo ottenuto in tutta Europa con il suo libro, si dedica alacremente all'idea di creare una società di soccorso volontario in ogni stato, con il compito di organizzare ed addestrare squadre per l'assistenza dei feriti in guerra e proponendo che feriti e personale sanitario siano ritenuti neutrali e protetti da un segno distintivo comune. La sua opera sfocia, già nel 1862, nella costituzione di un Comitato (di cui fanno parte anche il giurista Gustave Moynier, il generale Henry Dufour e i medici Louis Appia e Theodore Maunoir) che l'anno successivo organizza a Ginevra una conferenza internazionale durante la quale viene firmata la prima Carta fondamentale. In essa si raccomanda la creazione di società nazionali di soccorso e si chiede ai governi di appoggiarle, si auspica che in tempo di guerra le potenze belligeranti dichiarino neutrali gli ospedali da campo e che la protezione si estenda al personale sanitario degli eserciti, ai collaboratori volontari e ai feriti; si suggerisce di scegliere un simbolo comune per persone e beni protetti.

Le società di soccorso vengono impiegate per la prima volta durante la guerra del 1864 tra Prussia e Danimarca, ma in quest’occasione si comprende che le numerose difficoltà opposte dagli stati al loro operare si possono superare soltanto con l’assunzione di un impegno comune ad assicurare protezione a feriti e personale sanitario. Si arriva così, il 22 agosto dello stesso anno, all’adozione della prima Convenzione di Ginevra: un documento di 10 articoli che garantisce protezione e neutralità ai feriti e al personale sanitario, oltre che al personale civile che si adopera per la cura dei feriti, e individua nella croce rossa in campo bianco l'emblema da utilizzare per persone e beni protetti.

Dopo l'adozione della prima convenzione si diffondono nel diritto internazionale alcuni principi umanitari che presto si affermano a livello internazionale: vengono così di fatto garantite le attività delle società di soccorso che, sotto il simbolo della croce rossa, agiscono come servizio ausiliario del personale sanitario delle forze armate. I principi della prima Convenzione vengono poi confermati ed ampliati in successivi trattati internazionali, ma le lacune della normativa evidenziate in occasione della prima guerra mondiale fanno sorgere la necessità di adottare, nel 1929, due nuove Convenzioni: una per il trattamento dei prigionieri di guerra, l'altra per migliorare la condizione dei feriti e dei malati. I testi necessitano di un'ulteriore revisione al termine del secondo conflitto mondiale e nel 1949 a Ginevra vengono firmate quattro Convenzioni che, complessivamente, impegnano gli Stati ad assicurare la protezione e la cura dei feriti senza alcuna distinzione, a rispettare la dignità dell'essere umano, a vietare trattamenti degradanti e atti di violenza. Nel 1977, infine, vengono adottati due Protocolli aggiuntivi che si preoccupano di dare protezione, rispettivamente, alla popolazione civile e alle vittime di conflitti armati non internazionali.

I PRINCIPI della CROCE ROSSA


Il Movimento della Croce Rossa opera nel campo dell'aiuto umanitario sulla base di sette principi fondamentali comuni, adottati dalla XX Conferenza Internazionale della Croce Rossa svoltasi a Vienna nel 1965, che costituiscono lo spirito e l'etica della Croce Rossa e della quale sono garanti e guida. Essi sintetizzano i fini del Movimento ed i mezzi con cui realizzarli.

UMANITA'

"Nata dalla preoccupazione di recare soccorso senza alcuna discriminazione ai feriti nei campi di battaglia, la Croce Rossa, sotto il suo aspetto internazionale e nazionale, si sforza di prevenire e di alleviare in ogni circostanza le sofferenze degli uomini. Essa tende a proteggere la vita e la salute e a far rispettare la persona umana, favorisce la comprensione reciproca, l'amicizia ed una pace duratura fra tutti i popoli". Non è dunque solo il soccorso, prettamente detto, la preoccupazione primaria della Croce Rossa; il Movimento giudica quale obiettivo primario dei suoi interventi anche la prevenzione alla sofferenza, ed è per questo che tutti gli operatori della Croce Rossa nel mondo si preoccupano di diffondere l'educazione alla salute, la conoscenza dei principi fondamentali del Diritto Internazionale Umanitario e dei principi della Croce Rossa che devono, in ogni caso, essere alla base della coscienza di ogni uomo. L'azione che il Comitato Internazionale pone in essere per lo sviluppo, il controllo e la diffusione del Diritto Internazionale Umanitario è la base fondamentale della pace tra gli uomini. Visto, infatti, che è impossibile che le guerre siano abolite, è importante che in ogni uomo sia formata una coscienza che si fondi sul diritto, un diritto che lo stesso nome definisce "umanitario", affinché l'Uomo e la sua dignità siano rispettati in ogni frangente. Ma la Croce Rossa non intende la pace esclusivamente come semplice assenza di guerra bensì come un processo dinamico di cooperazione tra tutti gli Stati e i popoli, che si fondi sul rispetto della libertà, dell'indipendenza, della sovranità nazionale, dell'uguaglianza, dei diritti dell'uomo, e su una giusta ed equa ripartizione delle risorse destinate a soddisfare i bisogni dei popoli.

NEUTRALITÀ

"Al fine di conservare la fiducia di tutti, si astiene dal prendere parte alle ostilità e, in ogni tempo, alle controversie di ordine politico, razziale, religioso e filosofico". Poiché la Croce Rossa agisce, come si è visto, anche in tempo di conflitto armato, essa pone la sua struttura al servizio della collettività senza appoggiare o favorire gli interessi di alcuno Stato in particolare. È questa la garanzia perché essa ottenga la fiducia da parte di tutti.

IMPARZIALITÀ

"La Croce Rossa non fa alcuna distinzione di nazionalità, di razza, di religione, di condizione sociale e appartenenza politica. Si adopera solamente per soccorrere gli individui secondo le loro sofferenze dando la precedenza agli interventi più urgenti". Vengono eliminati così i concetti di superiorità ed inferiorità ridando ad ogni uomo pari dignità.

INDIPENDENZA

"La Croce Rossa è indipendente. Le Società nazionali, ausiliarie dei poteri pubblici nelle loro attività umanitarie e sottomesse alle leggi che reggono i loro rispettivi paesi, devono però conservare un'autonomia che permetta di agire sempre secondo i principi della Croce Rossa". Questo principio non si riferisce soltanto ai poteri pubblici ma a tutto ciò che può far deviare la Croce Rossa dai fini prepostasi. Anche se la Croce Rossa è sovvenzionata principalmente dallo Stato cui appartiene, essa deve mantenere la propria autonomia nei confronti di ingerenze politiche, avendo come scopo la sola ed esclusiva attività umanitaria e pur collaborando in questa con lo Stato.

VOLONTARIATO

"La Croce Rossa è un'istituzione di soccorso volontaria e disinteressata". Volontario è chi aderisce ad un'organizzazione di sua spontanea volontà, senza alcuna costrizione. Ciò non toglie che le sue prestazioni possano essere retribuite. In Croce Rossa, infatti, vi sono volontari che danno le loro prestazioni gratuite nel tempo libero e coloro che sono in tutto e per tutto dipendenti di essa, ma tutti devono aver fatto una scelta ben precisa e libera, con il desiderio di aderire ai principi fondamentali e, soprattutto, di aiutare il prossimo sofferente. In Croce Rossa è importante non solo avere l'attitudine al lavoro da svolgere, sia esso amministrativo, tecnico, sanitario, ma soprattutto occorre avere in sé la convinzione e la forza morale di vivere in spirito di servizio.

UNITÀ

"In uno stesso Paese può esistere una ed una sola Società di Croce Rossa. Deve essere aperta a tutti ed estendere la sua azione umanitaria a tutto il territorio". L'unità della Croce Rossa è un elemento di pace all'interno della nazione. Questo principio comprende anche l'estensione su tutto il territorio dell'opera della Croce Rossa. È, infatti, necessario che l'organizzazione della Croce Rossa sia capillare e pertanto la sua presenza è in ogni città e paese. Il principio d'Unità è un invito a tutti coloro che operano all'interno della Croce Rossa a sentirsi componenti affiatati ed uniti in una sola associazione, con gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma soprattutto aventi alla base del proprio impegno lo stesso spirito umanitario e gli stessi ideali. In un mondo sempre più interdipendente, è più che mai attuale la volontà di cooperare per salvare l'Uomo.

UNIVERSALITÀ

"La Croce Rossa è un'istituzione universale in seno alla quale tutte le Società hanno uguali diritti ed il dovere di aiutarsi reciprocamente".

Ogni azione di solidarietà, ogni programma di sviluppo della Croce Rossa si fonda sulla visione globale dei bisogni e, su questa base, essa forgia strutture e risposte adeguate. L'isolativismo è superato e nessun individuo, nessun Paese, anche se lo potrebbe, agisce da solo. Tutti i programmi di sviluppo e di soccorso hanno per obiettivo l'affermazione delle capacità delle popolazioni a far fronte a situazioni di crisi, l'aiuto della Croce Rossa è teso a rafforzare le loro capacità, a dare loro i mezzi e la forza per essere protagonisti del loro futuro. Contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e ridurre così la vulnerabilità degli individui grazie anche a dei piani di sviluppo associati a programmi di prevenzione delle catastrofi sono l'obiettivo che la Croce Rossa si è data per giungere alla fine del Millennio. "Dignità per tutti" è quanto il Movimento della Croce Rossa tende a realizzare nel primo decennio del 2000.